QuasiAdatto

Crostata di mele

Posted in Life by quasiadatto on 5 maggio 2011
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4 anni

Posted in Life by quasiadatto on 3 dicembre 2010

semplicemente:

Guadeloupe,

cucina,

oceano,

dondolo,

ore 17.00,

sorriso,

aspettative,

gatto rosso,

12 ore e 12 ore,

scalzi,

due mani.

bit

Posted in Senza categoria by quasiadatto on 7 settembre 2010

non è vero che non ballo. in occasioni ufficiali non ballo ok, forse mezzo lento al mio matrimonio ma poi nessuno ha memoria di un mio ballo. ma vi assicuro che ballo e ho ballato valzer seduto in un angolo a guardare alle faste di scuola.

sei troppo statico mi dicono. anche quando suoni dovesti muoverti di più, sembra che non ti diverti. chi mi vede dentro sa che c’è un bambino che scarta un regalo quando suono.

come fai a tenere il tempo se non batti nemmeno un piede. ok a volte sarò fuori tempo, non lo nego, ma non è il tempo perfetto che cerco e come ha detto una volta una mia amica “l’atletica in musica non mi interessa” .

nemmeno nella vita cerco il tempo perfetto altrimenti avrei gli stessi amici di una volta. nemmeno nel lavoro, altrimenti sarei rimasto dov’ero. 

anche se non ballo e non dò spettacolo sul palco, il mio stomaco percorre ogni giorno metri e metri e il mio sangue reclama l’ossigeno. buco vesciche ogni sera al mio cuore e indosso occhiali sempre più grossi.

Fine settimana

Posted in Life by quasiadatto on 26 luglio 2010

vivere in cucina con L. e S., gli scuri socchiusi per far entrare quel poco di luce come fosse tramonto e cucinare una torta di mele e pane. un tavolo di legno vecchio e un tagliere tutto tagliato, un divano in pelle rovinato dal tempo e su un lato una libreria piena senza tv. un autunno giallo e rosso. aspettare che la torta diventi dorata e l’impasto del pane il doppio, ascoltare musica da un vecchio giradischi che suona qualcosa come “First Day Of My Life” dei Bright Eyes. volume basso che per sentire devi fare silenzio. e poi parlare di noi, di come stiamo, di dove stiamo andando. uscire solo per comperare altre mele e altra farina, a piedi con le nostre felpe preferite e S. davanti a noi che ogni tanto si gira per vedere se ci siamo. tenerci per mano anche quando l’anello stringe e aprire la porta di casa come si apre un regalo.

Ad alcuni piace la poesia ( Wisława Szymborska )

Posted in Senza categoria by quasiadatto on 6 giugno 2010

Ad alcuni piace la poesia 

Ad alcuni – 

cioè non a tutti. 

E neppure alla maggioranza, ma alla minoranza. 

Senza contare le scuole, dove è un obbligo, 

e i poeti stessi, ce ne saranno forse due su mille. 

Piace – 

ma piace anche la pasta in brodo, 

piacciono i complimenti e il colore azzurro, 

piace una vecchia sciarpa, 

piace averla vinta, 

piace accarezzare un cane. 

La poesia – 

ma cos’è mai la poesia? 

Più d’una risposta incerta 

è stata già data in proposito. 

Ma io non lo so, non lo so e mi aggrappo a questo 

come alla salvezza di un corrimano.

Il bagaglio

Posted in Life by quasiadatto on 31 maggio 2010

Ho un buon bagaglio adesso

e non ne sento il peso.

Gioia e nostalgia

e piccoli passi

lasciando orme come su neve fresca, chiare,

altre sul filo del mare, subito svanite.

Lunghe soste.

Poche parole,

a volte più di quelle che bastavano

e poche conoscenze,

meno di quelle che avrei potuto ma cercate.

Incontri che cambiano la vita

e altri scivolati via

come consigli non chiesti.

Sguardi rubati e gesti copiati.

Pioggia presa

e quel sole voluto per dare un valore alla mia ombra.

Solitudine arrivata e mai capita

e quella cercata che salva.

Notti perpetue, poche,

e risvegli inquieti a denti stretti.

Ho camminato

con la sensazione di avere un seguito di persone

e  vagato non potendo chiedere a nessuno dove. 

Attimi di inaspettata semplicità

rotti da lacrime e sudore che mi segnano il viso

fino a capire che lacrime e sudore nascono dalla stessa fatica.

Ho un buon bagaglio adesso

e avrei ancora spazio per qualcosa,

ma ne sentirei il peso.

Ancora altra gioia

e ancora altra nostalgia

Ma le lascio volentieri.

Ho avuto abbastanza io,

una donna elegante

e un tempo usato per cercare.

Ora vado,

con quell’andare di paura di chi non sa dove va.

Leggero però

di chi sa da dove parte.

Udine

Posted in Life by quasiadatto on 28 maggio 2010

 

Per grazia ricevuta mi ritrovo con un biglietto in tasca per il concerto degli AC/DC ad Udine.

Partiamo io, Lerry e un Tom Tom idiota che rende il viaggio una continua scoperta di itinerari alternativi. Dopo tre ore e mezza usciamo in prima dall’autostrada e procediamo in prima verso lo stadio godendoci l’imbuto tra auto rimaste senza liquidi e giovani pieni di liquidi in fila sui guard rail che si pisciano sui piedi. Procedere per cinque chilometri lavorando sulla prima, sul freno e folle mette a dura prova il mio ginocchio sinistro già debilitato da otto ore di sedentarietà giornaliera e un fisico non proprio forte di natura. Ci lasciamo alle spalle un po’ alla volta l’asfalto  mentre sui fianchi ci scorre un’infinita zona industriale a ricordarmi dove vivo. Intanto nella mente continua a risuonarmi basso e batteria di Mina dei TARM. Sogno un un cambio automatico e un buon riciclo d’aria non tanto per quello che proviene dall’esterno ma per quello che proviene dal mio interno. La fiesta all’arancia e il muffin ai mirtilli iniziano a fare effetto aiutati anche da una piccola dose di nervosismo che immancabilmente spinge sullo stomaco. 

Che siamo arrivati ci è chiaro quando svoltando una curva ci troviamo di nuovo fermi con file di pulman e un sacco di gente che si dirige a piedi verso un’unica direzione. Tentiamo di parcheggiare imboccando una via a caso e l’audacia ci premia con un posto in una zona tranquilla. Ci prendiamo un po’ di tempo per un cambio e chiedendo a un passante indicazioni per lo stadio capiamo il perché di questa tranquillità: <<beh siete a circa quattro chilometri dallo stadio!>>

In fondo è il giusto prezzo da pagare per tornare alla pari.

Non è molto caldo, mi fa notare il mio compagno di avventura. Non me ne ero accorto. Poco dopo comincio a sentire un po’ di freddo anch’io ma l’andatura veneziana del passo non mi dà il tempo di fermarmi e vestirmi e mi fa odiare la sigaretta accesa che ora è lei a spingere sullo stomaco. Non ci penso.

Attraversiamo un quartiere con case a forma di scatole e un giardino che sembra fatto apposta a compenso del triste contesto . Cerchiamo di memorizzare dei punti per il ritorno. Fissiamo un condominio rosso antico e decidiamo che quello può essere un buon punto fisso quando finalmente ci appare lo stadio che passo dopo passo diventa sempre più grande. Aumenta anche la gente e assieme aumentano le macchine parcheggiate con molta fantasia e le bottiglie di birra bevute e buttate. Decidiamo di cercare l’ ingresso segnato sul nostro biglietto e una volta dentro di prenderci una birra anche noi. Non resistiamo e la nostra scelta subito cade su una heineken e una bad da 33cl. Dieci euro. Non male.

In fila, sentendo gli accenti e gli odori, capiamo che c’è gente in viaggio da molto più tempo di noi. Superati i tornelli entriamo dentro lo stadio. E’ pieno ma individuiamo una zona con alcuni posti ancora liberi e con un’ entusiasmo adolescente li occupiamo. L’entusiasmo è adolescente ma la pigrizia da trentenne ci fa sedere e resistere alla voglia di un’altra birra. L’attesa è rotta da Le Vibrazioni che lottano e si difendono da un audio di merda e da bottiglie d’acqua. Questo ci da il coraggio per un’altra birra e in tanto maledico il mio abbigliamento preferito, forse troppo in anticipo alla stagione. Mi infilo la felpa. Di solito non soffro il freddo se lo stomaco è ben coperto ma avverto i primi segni. Crampi allo stomaco. Li conosco bene e riesco a gestirli per un po’ anche perché il concerto è iniziato. Siamo in piedi e circondati da un gruppo che lecca cartine, uno che fuma il sigaro, altri che saltano. La mia altezza  media non mi aiuta. Mi sento chiuso e i crampi allo stomaco ora hanno una frequenza regolare. Appoggio la birra, spengo la sigaretta. Sudo e inizio a non ascoltare più la musica. Penso ai bagni chimici. Non ho scelta anche se so che sarà difficile. Mi organizzo cercando dei fazzoletti di carta. Li ho lasciati in macchina. Ora i crampi sono una linea continua e per questo mi accontento della bottiglia d’acqua e mi affido alla fantasia. Ho poco tempo per spiegare a Lerry la situazione e farmi spazio tra la gente. Esco dalla calca. Correre mi stimola ancora di più ma la fortuna non mi abbandona facendomi trovare di fronte all’insegna dei bagni dello stadio. Seguo le indicazioni scendendo quasi nei sotterranei e finalmente entro. Mi sento come Mark Renton in Trainspotting nel peggiore bagno di Scozia. Li apro tutti in cerca di carta. Nessuno!! Tranne l’ultimo. Non perdo tempo. Dopo un po’ inizio a riprendermi e a pensare alla fortuna. L’acqua e la carta completano l’opera.

Risalendo le scale sorrido.

Ho voglia di una sigaretta e della mia birra.  Non sento più il freddo. Sento la musica e mi riprendo il posto.

Rock ‘n’ roll.

Anche se in testa mi risuona sempre:

Mina ha gli occhi storti e un dente di ferro spinge la bocca sul vetro alla stazione sul braccio ha un segno che sembra una croce l’ha fatto col ferro, l’ha fatto col ferro Mina è una scheggia che sta in una mano la mano ha un buco da dove puoi scappare le han dato un mondo che fra poco esplode assieme alle gemme, assieme alle gemme Mina ha gli occhi storti e un dente di ferro schiaccia la bocca sul vetro alla stazione sul braccio ha un segno che sembra una croce l’ha fatto col ferro, l’ha fatto col ferro Mina è una scheggia che sta in una mano la mano ha un buco da dove puoi guardare le han dato un mondo che fra un poco esplode assieme alle gemme, assieme alle gemme E non si sente alla radio c’è un altro mondo alla radio tutti conformi alla radio che ti confonde, la radio Mina ha gli occhi storti e un dente di ferro apre la bocca sul vetro alla stazione sul braccio ha un segno che sembra una croce l’ha fatto col ferro, l’ha fatto col ferro

L.

Posted in Life by quasiadatto on 17 dicembre 2009

L. è una ragazza molto equilibrata. Ha una famiglia numerosa e semplice, legata alle tradizioni della terra dove vive. Quel Nord-Est fatto di lavoro e sacrificio che si tramanda geneticamente, chiuso, usato e sfruttato, fatto di mani sporche, sveglia presto, vino, tradizioni popolari, bestemmie, case, strade, montagna, mare. Quel Nord-Est che è destinato a cambiare perché saturo, vecchio, stanco, sporco e colpevole. E in mezzo a tutto questo si muovono L. e la sua famiglia , senza colpa consapevole.

L. respira a pieni polmoni il suo lavoro e mangia la vita.

Un giorno L incontra M.

(..)

16 dicembre

Posted in Life by quasiadatto on 16 dicembre 2009

Sveglia ore 7:00

Spedire Curriculum

Cercare lavoro

Meccanico per ritiro macchina

Pizza con L.

Ridimensionare le aspettative sull’amicizia

In ogni istante può essere..

Posted in Life by quasiadatto on 18 novembre 2009

Gli incontri ti cambiano la vita..
I rapporti che instauri ti cambiano la vita..
Un lavoro ti cambia la vita..
Una scelta consapevole e matura ti cambia la vita..
Un anello al dito ti cambia la vita..
Un genitore ti cambia la vita..
Uno sbaglio a 15 anni ti cambia la vita..
Guardare qualcuno per un attimo e non rivederlo più può cambiarti la vita o per lo meno la giornata..
Perderti ti cambia la vita..
Ho letto da qualche parte che passare dal nero al colorato ti cambia la vita..
Parlare ti cambia la vita..un po’ di silenzio ti aiuta a crescere..ma parlare ti cambia la vita..di questo ne sono certo..
Inginocchiarti e vedere dal basso in alto ti cambia la vita..meglio ancora se ti distendi per terra..anzi ancora meglio se ogni tanto fai la verticale appoggiando schiena e gambe a un albero e guardi tutto rovesciato..
Cambiare opinione ti cambia la vita..
Leggere poi ti cambia veramente la vita..sono convinto che esiste un libro per ciascuno di noi che ti cambia la vita..
Arrivare in ritardo può cambiarti la vita..
Viaggiare ti cambia la vita..
Un bambino penso ti cambia la vita..
Giocare migliora la vita..come variare il cibo..
Svegliarti presto al mattino ti cambia la vita..
Il giorno in cui ti accorgi che i tuoi genitori sono anziani ti cambia la vita..
Una donna ti cambia la vita..
I soldi ti cambiano la vita..
Perdere il lavoro ti cambia la vita..
Un paio di scarpe comode ti cambiano la vita..
Un animale in casa ti migliora la vita..
La politica ti cambia la vita..
Conoscere la storia ti cambia la vita..
La cattiveria inconsapevole dei bambini ti cambia la vita se sei un bambino e ti isolano..
A scuola sederti in primo banco o in fondo ti cambia la vita..
La curiosità ti cambia la vita..
Sapere che c’è sempre qualcuno ti cambia la vita..
Uno schiaffo, forte, ti aiuta nella vita..come un no!
Un’ idea improvvisa ti cambia la vita..

La vita può cambiare in ogni istante.
Quante vite stanno cambiando in questo istante..